«Errore nel sistema operativo: Radio Maria trasmette i Megadeath». Fu uno dei primi titoli di Lercio a diventare virali, nel gennaio 2013, e nelle ore successive alcune testate italiane lo presero per buono e cercarono conferme. Andò a finire che Padre Livio di Radio Maria in persona dovette smentire pubblicamente la notizia. Lercio nasce così: come parodia di un giornalismo italiano talmente disposto al sensazionalismo da rendere la satira indistinguibile dalla realtà. E dopo più di dieci anni di attività, il meccanismo funziona ancora.
Cos’è Lercio (e da dove arriva)
Lercio.it nasce nell’ottobre 2012 come blog personale di Michele Incollu, un autore satirico formatosi nella “Palestra” di Daniele Luttazzi, la rubrica online che a fine anni 2000 fu una vera scuola di scrittura comica per una generazione di giovani autori italiani. L’idea era semplice e cattiva: prendere il free press Leggo, distribuito gratuitamente nelle metro italiane, e farne il verso. Il logo di Lercio riprende il font, la grafica è quella inconfondibile di un quotidiano popolare a striscia rossa, i titoli sono volutamente urlati come quelli del giornalismo da clickbait. Solo che a Lercio i titoli sono falsi.
Dopo poco il blog personale di Incollu si trasforma in un blog collettivo, gestito dal gruppo Acido Lattico — un collettivo satirico di ex frequentatori della Palestra di Luttazzi che già operavano insieme. Da lì la crescita è stata costante: oggi il sito è amministrato dalla società editrice di Lercio, presieduta da Augusto Rasori, e raccoglie oltre 1,5 milioni di follower su Facebook e un milione su Instagram.
Indirizzo: https://www.lercio.it/
Satira, non fake news
C’è una distinzione su cui la redazione di Lercio insiste molto, ed è giusta: quello di Lercio non è un sito di bufale. È un sito di fictional news, finte notizie esplicitamente false, dichiarate tali, costruite per essere palesemente paradossali. L’avvertenza è sulla home: «Tutti gli articoli contenuti in questo sito sono falsi (almeno finché non si avverano)».
La differenza con le fake news vere è sostanziale. Le fake news sono progettate per essere credute, di solito per ragioni economiche (clic) o ideologiche (propaganda). Lercio invece costruisce articoli che vogliono strappare una risata e una riflessione: il titolo è grottesco, ma sotto c’è quasi sempre una verità di fondo, un meccanismo reale del sistema mediatico o politico italiano che viene esasperato fino a renderlo evidente. Lercio appartiene al filone internazionale del mock journalism, lo stesso de The Onion americano: una tradizione che ha precursori illustri come Benjamin Franklin, Mark Twain e Orson Welles (la celebre messa in onda de La guerra dei mondi nel 1938).
Curiosamente, è proprio il fatto che alcune testate “serie” prendano regolarmente per buoni i titoli di Lercio a dare la misura del problema che Lercio stesso vuole denunciare: il giornalismo italiano è così abituato al sensazionalismo che la satira gli appare verosimile. La frase più citata della redazione, in proposito, è disarmante: “Quando un nostro titolo viene scambiato per vero, vuol dire che noi siamo bravi e loro sono pigri“.
Il collettivo dietro Lercio
Una delle cose più sorprendenti di Lercio è che nessuno scrive a nome proprio. Non ci sono firme, non ci sono star del sito. La redazione conta circa 30 autori sparsi per l’Italia, con pseudonimi spesso ridicoli e ruoli rotanti. Lavorano da remoto, si coordinano online, raramente si incontrano di persona. Per molti di loro Lercio è un secondo lavoro o un hobby strutturato, non un impiego principale.
Negli anni il collettivo ha accumulato un palmarès importante:
- 16 Macchianera Italian Awards (in passato vincitore del premio “Miglior sito italiano” per cinque anni di fila).
- Premio Satira Politica di Forte dei Marmi (2015) per la categoria web.
- Premio Satira Carnevale di Viareggio (2016).
- Menzione speciale ai MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti (2016).
Alcuni autori hanno anche collaborato con la radio (Radio2) e la televisione (Propaganda Live su La7, programmi su Rai3 e DMAX). Treccani ha dedicato a Lercio un articolo di analisi linguistico-culturale, riconoscendone l’impatto sul linguaggio e sulla mentalità del web italiano — un onore non da poco.
Le estensioni del progetto
Lercio non è solo un sito. Negli anni il progetto si è esteso in varie direzioni:
- Libri: Lercio. Lo sporco che fa notizia (Shockdom, 2014), Un anno Lercio. Il 2014 come non l’avete mai letto (Rizzoli, 2015), e nel 2021 Mock’n’Troll, una ricostruzione storica del mock journalism dai precursori (Benjamin Franklin, Twain, Welles) ai giorni nostri.
- App per iOS e Android dal 2020, per consultare il sito in mobilità con tutte le notifiche degli aggiornamenti.
- Spettacoli dal vivo: alcuni autori del collettivo portano in giro per l’Italia serate satiriche con monologhi e letture, talvolta in tandem con altri progetti satirici come Spinoza.
- Rubriche social: oltre alle finte notizie, sui canali Lercio trovi annunci lerci (finti annunci grotteschi), oroscopi, recensioni e sondaggi sempre in chiave satirica.
Cosa funziona davvero
- La qualità dei titoli: il punto di forza di Lercio è il titolo. Spesso si esaurisce nel titolo, e va bene così. È un esercizio di scrittura che non è affatto facile.
- L’aderenza all’attualità: Lercio reagisce in fretta a quello che succede nel Paese. Il giorno dopo un fatto di cronaca, di politica o di costume, c’è già un articolo Lercio sopra.
- L’identità grafica: il sito è riconoscibilissimo. Il rosso, il font da quotidiano popolare, l’aria volutamente trash sono parte del messaggio. Non è un sito che cerca di essere “bello”: è un sito che cerca di essere Leggo.
- L’alfabetizzazione mediatica involontaria: leggere Lercio insegna, paradossalmente, a riconoscere quando un titolo sta gonfiando una notizia. È un piccolo allenamento alla diffidenza intelligente.
- La coerenza etica: Lercio dichiara di fare satira “dal basso verso l’alto” — cioè di prendere di mira il potere, non chi sta sotto. È un principio che la redazione difende attivamente, evitando battute facili sui poveri, sui malati, sulle vittime.
I limiti del meccanismo
- La formula si rivela presto: dopo aver letto venti o trenta titoli, il meccanismo Lercio diventa prevedibile. Titolo grottesco → finto incipit giornalistico → battuta finale o paradosso. È come una barzelletta perfetta che però hai sentito mille volte: continua a essere ben scritta, ma sorprende meno. Lercio si legge meglio “a piccole dosi” — un titolo al giorno funziona molto meglio di una scorpacciata.
- Alti e bassi: con 30 autori e una produzione quotidiana, è inevitabile che la qualità non sia sempre la stessa. Per ogni titolo memorabile ce ne sono tre o quattro che non lasciano il segno.
- Il rischio dell’autocompiacimento: a volte si percepisce che la redazione fa una battuta più per fare ridere se stessa che il lettore. È un difetto comune in chi fa satira a lungo.
- Lo specchio di un Paese: per apprezzare davvero Lercio bisogna conoscere bene la cronaca italiana. Per i lettori più giovani, distratti o non aggiornati sull’attualità, molti titoli risultano oscuri.
Per chi è utile
Lercio è perfetto per chi vuole leggere l’attualità con un sorriso storto. Funziona benissimo come pausa di cinque minuti dalla bolla d’informazione angosciante, come piccolo antidoto alla retorica televisiva, come allenamento al riconoscimento dei meccanismi mediatici. Per chi insegna giornalismo o comunicazione è anche un caso di studio sul potere della parodia.
Funziona meno per chi cerca un sito di approfondimento, per chi vive lontano dall’Italia e segue poco le notizie nostrane, e — come si diceva sopra — per chi vuole leggerselo tutto d’un fiato. Lercio è una bibita gassata, non un romanzo. Bevuta a piccoli sorsi rinfresca, scolata in dieci minuti gonfia.
Risorse utili
- Pagina “Chi siamo” e statuto editoriale: https://www.lercio.it/chi-siamo/
- Articolo Treccani sul fenomeno linguistico-culturale di Lercio: https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/scritto_e_parlato/Lercio.html
- App Lercio per iOS e Android.
Riassumendo
In un Paese dove la satira televisiva si è progressivamente prosciugata e dove il giornalismo online ha portato il sensazionalismo a livelli che dieci anni fa sembravano impossibili, Lercio è una piccola istituzione necessaria: un meccanismo collettivo, anonimo e coerente che usa la finzione per dire una verità inconfutabile sull’informazione italiana. Non è perfetto, non funziona a ogni titolo, e dopo un po’ di lettura inevitabilmente stanca. Ma è un punto di riferimento culturale che ha plasmato il linguaggio del web italiano degli ultimi quindici anni e che continua, ogni giorno, a fare il suo lavoro con dignità: ridere del potere senza ridere delle vittime. È più di quanto si possa dire di tante testate che si prendono molto più sul serio.