Caffè Florian

Tre secoli sono un tempo esageratamente lungo persino per Venezia, che pure con il tempo ha una certa dimestichezza. Nel 1720 Antonio Vivaldi scriveva concerti, Giacomo Casanova non era ancora nato e nessuno sentiva il bisogno di fotografare il cappuccino prima di berlo. Il Caffè Florian, invece, apriva le porte sotto le Procuratie Nuove di Piazza San Marco e da lì non si è più mosso.

All’inizio si chiamava “Alla Venezia Trionfante”, nome solenne e anche un po’ impegnativo da pronunciare prima del primo caffè della giornata. I veneziani risolsero presto la questione chiamandolo semplicemente Florian, dal nome del fondatore Floriano Francesconi. Quella semplificazione ha funzionato piuttosto bene: il nome è ancora lo stesso e oggi identifica uno dei locali storici italiani più conosciuti nel mondo.

Il sito ufficiale del Caffè Florian racconta questa lunga storia senza limitarsi alla cronologia. Ci sono gli affari di Stato discussi accanto ai pettegolezzi, gli ambasciatori seduti vicino ai mercanti e i feriti dei moti del 1848 curati all’interno del locale. Insomma, mentre a casa nostra dopo una settimana dobbiamo già decidere dove mettere gli scontrini, il Florian conserva memoria di rivoluzioni, dominazioni straniere e generazioni di clienti.

Sei sale e nessuna uguale all’altra

Una delle parti più interessanti del sito è dedicata alle sei sale. Il locale originario ne aveva soltanto due, molto più semplici di quelle attuali. La trasformazione decisiva arrivò nel 1858, quando i nuovi proprietari affidarono il rifacimento all’architetto Lodovico Cadorin dell’Accademia di Belle Arti. Il risultato è un insieme di ambienti con caratteri diversi: la Sala Cinese, la Sala Orientale, la Sala degli Uomini Illustri, la Sala del Senato, la Sala delle Stagioni e la più raccolta Sala Liberty.

Le schede permettono di osservare decorazioni e particolari e di conoscere gli artisti che vi lavorarono. Nella Sala degli Uomini Illustri compaiono ritratti di celebri veneziani; in quella delle Stagioni quattro figure femminili rappresentano primavera, estate, autunno e inverno. La Sala Liberty, creata nel 1920 per il bicentenario, ha specchi dipinti a mano, legni intarsiati e vetri di Murano. È una sezione costruita bene, perché non tratta le sale come un fondale elegante buono soltanto per le fotografie: ne spiega origine, stile e trasformazioni.

Dal caffè all’arte contemporanea

Il menu è consultabile online e comprende caffè, tè, cioccolata, cocktail, dolci, tramezzini e proposte salate preparate dal laboratorio. È opportuno leggerlo prima di andare, anche per conoscere i prezzi e arrivare psicologicamente preparati: essere in Piazza San Marco, dentro un locale storico e spesso accompagnati dalla musica non è esattamente la stessa cosa che bere un espresso al banco sotto casa. Stabilire se l’esperienza valga la spesa è una decisione personale; il sito, almeno, consente di farla con le informazioni davanti.

Il Florian non vive soltanto di ricordi. Il rapporto con l’arte prosegue attraverso mostre e interventi contemporanei, organizzati anche in relazione alla Biennale. È un contrasto interessante: opere attuali entrano in sale ottocentesche già molto decorate, correndo il rischio di passare inosservate soltanto perché pareti, specchi e soffitti fanno una concorrenza piuttosto sleale.

Nel portale trovano spazio anche eventi, articoli, prodotti gastronomici e oggetti legati al marchio. La componente commerciale è evidente e a volte prende il sopravvento, soprattutto nella pagina iniziale, che assomiglia più a una vetrina che all’ingresso di un archivio storico. Chi desidera conoscere davvero il locale farà bene a raggiungere direttamente le sezioni dedicate alla storia e alle sale, decisamente più ricche.

Organizzare una sosta al Florian

La pagina dei contatti spiega come arrivare da Piazzale Roma e dalla stazione di Santa Lucia, indica i collegamenti in vaporetto e chiarisce le modalità previste per gruppi ed eventi. Orari, menu e condizioni possono cambiare, quindi è preferibile controllarli sul sito ufficiale poco prima della visita anziché affidarsi a una guida stampata anni fa o al cugino che è stato a Venezia durante il viaggio di nozze.

Il sito del Caffè Florian riesce soprattutto a spiegare perché questo luogo sia qualcosa di più di un bar collocato in una piazza celebre. La navigazione potrebbe valorizzare maggiormente l’enorme patrimonio storico e artistico, oggi in parte nascosto dietro lo shop, ma il materiale per prepararsi e approfondire non manca. Si può consultare per decidere se inserire il Florian in un soggiorno veneziano oppure semplicemente per curiosare nelle sue sale senza fingere di avere Casanova al tavolo accanto. Che, ammettiamolo, sarebbe un vicino piuttosto impegnativo.

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