Mettere d’accordo nello stesso spazio chi vuole un caffè, chi cerca una pizza, chi ha voglia di pesce e chi sostiene di non avere fame è già una forma di diplomazia. Mercato Centrale prova a farlo riunendo botteghe e cucine differenti dentro grandi luoghi cittadini, con una formula nata a Firenze nel 2014 e successivamente arrivata a Roma, Torino e Milano.
Il progetto è partito dal primo piano dello storico mercato coperto di San Lorenzo, uno spazio di circa tremila metri quadrati rimasto a lungo inutilizzato. Nel 2016 è arrivata la sede romana nella Cappa Mazzoniana della stazione Termini, nel 2019 quella torinese nel Centro Palatino di Porta Palazzo e poi Milano, all’interno della Stazione Centrale. Luoghi di passaggio, edifici recuperati e cibo costituiscono quindi le tre gambe dell’idea; e tre gambe, per una volta, garantiscono una certa stabilità.
Il sito di Mercato Centrale si apre chiedendo di scegliere la città. È una decisione sensata perché artigiani, orari, eventi e servizi cambiano da una sede all’altra. Una volta entrati, si possono esplorare le botteghe, conoscere le persone che le gestiscono, consultare gli appuntamenti e trovare le indicazioni pratiche. Prima di organizzare una visita conviene assicurarsi di essere rimasti nella città giusta: scoprire a Roma che il laboratorio desiderato è a Torino non migliora l’appetito.
Gli artigiani prima del format
La parola più ripetuta nel progetto è “artigiani”. Ogni banco è legato a una specialità e a un volto: pane, pasta, carne, pesce, formaggi, dolci, vino e altre proposte vengono presentati attraverso chi se ne occupa. L’obiettivo dichiarato è riportare il saper fare al centro e trasformare il mercato in un luogo dove mangiare, acquistare e conoscere. Il sito rende bene questa pluralità grazie alle schede individuali, più interessanti di un semplice elenco di menu.
Non si tratta però del mercato tradizionale in cui si fa la spesa settimanale passando dal fruttivendolo al banco dei detersivi. È uno spazio di ristorazione contemporanea, curato e riconoscibile, costruito attorno a un’identità comune. Chi cerca l’esperienza spontanea del mercato rionale deve tenerlo presente; chi viaggia con un gruppo dai gusti inconciliabili potrebbe invece trovare la soluzione a una discussione che altrimenti continuerebbe fino a cena.
Cibo, eventi e recupero degli spazi
Le sedi ospitano incontri, musica, laboratori, presentazioni e iniziative culturali, spesso gratuite. Il calendario trasforma il sito in qualcosa da consultare anche per chi vive in città e non soltanto per il turista. È uno degli aspetti più riusciti del progetto: il cibo porta le persone all’interno, ma gli eventi cercano di dare continuità al rapporto con il quartiere.
La storia delle sedi mette in evidenza la rigenerazione di spazi già esistenti. È un racconto affascinante, anche se proviene naturalmente dalla voce dell’azienda e sottolinea soprattutto gli effetti positivi. Una recensione onesta non può stabilire dal sito come ogni mercato sia percepito dagli abitanti, né valutare qualità e prezzi delle singole botteghe senza provarle. Può però osservare che il portale rende identificabili gli artigiani e fornisce un buon quadro dell’offerta.
La navigazione soffre a tratti dell’abbondanza: quattro città, molte botteghe e numerosi eventi producono pagine diverse, non sempre uniformi. Il selettore della sede resta quindi il migliore amico dell’utente. Nel complesso, Mercato Centrale presenta bene un’idea semplice soltanto in apparenza: mettere sotto lo stesso tetto cucina, commercio e vita cittadina. Non promette il silenzio e nemmeno una dieta particolarmente rigorosa, ma su questo il nome “Mercato” aveva già fornito qualche indizio.



