Sentieri Selvaggi: critica e cultura del cinema dal 1988

Dietro Sentieri Selvaggi c’è una delle storie editoriali più lunghe e coerenti del giornalismo cinematografico italiano: nata nel 1988 come fanzine cartacea, oggi è una webzine quotidiana, una rivista bimestrale, una scuola di cinema e una piccola casa editrice. Un punto di riferimento per chi del cinema vuole capirlo, non solo guardarlo.

Una storia che parte dalle fanzine

Il progetto nasce a Roma nell’aprile 1988 dalle mani di Federico Chiacchiari e Demetrio Salvi. All’inizio è una fanzine artigianale, dedicata al cinema “non rispettabile”: demenziale, horror, action, cyberpunk. Poi diventa supplemento monografico di Cineforum, collana di libri (su Lynch, Cronenberg, Cameron, Carpenter, Bigelow…), mensile in edicola, e infine — dal 1998 — sito web. Dal 2000 il sito è quotidiano, e da allora non ha mai smesso di pubblicare.

Oggi la direzione è di Sergio Sozzo, con Simone Emiliani come supervisore editoriale, e una redazione di una dozzina di critici affiancata da una rete di una trentina di collaboratori. L’archivio supera i 70.000 articoli, una mole impressionante che da sola racconta la coerenza di un progetto che è invecchiato bene.

Indirizzo: https://www.sentieriselvaggi.it/

Cosa trovi sul sito

Sentieri Selvaggi non è un aggregatore di trailer e classifiche. È una rivista di critica cinematografica vera, con quindici e più aggiornamenti al giorno e un perimetro tematico ampio. Le sezioni principali sono:

  • Recensioni: ogni film che esce in sala in Italia viene recensito, e accanto trovi anche film su DVD, in TV e sulle piattaforme streaming (Netflix, Disney+, Prime Video, MUBI).
  • Corrispondenze dai festival: forse la cosa che fanno meglio. Inviati a Cannes, Venezia, Berlino, Roma, Torino, ma anche festival meno mainstream come Locarno, Rotterdam, Salonicco, Sitges. Pezzi quotidiani durante le rassegne, con uno sguardo che va oltre i film del red carpet.
  • News: l’attualità dell’industria, da quando viene scelta la giuria di un festival a come Netflix si comporta sui contratti coi produttori.
  • Speciali e interviste: pezzi lunghi su autori, generi, momenti storici. Le interviste con i registi sono di solito conversazioni serie, non promozionali.
  • Serie TV: copertura ragionata, non episodica. Si commenta una stagione intera, non si fa il riassuntino della puntata.
  • Libri e home video: un occhio attento ai saggi di cinema in uscita e alle riedizioni, vhs e blu-ray d’autore inclusi.

Lo stile critico

Vale la pena dirlo subito: su Sentieri Selvaggi si scrive in un certo modo. Le recensioni non si limitano a un giudizio stelle e a un riassuntino della trama: cercano il senso del film, lo collocano nella filmografia del regista, lo confrontano con altri film, prendono posizione. È critica autoriale, talvolta densa, sempre argomentata. Per chi viene da letture più “rapide” l’impatto può essere forte, ma è proprio quello il valore: ti costringe a pensare.

L’altra cifra distintiva è il rispetto per il cinema “fuori dal coro”. Quando esce il blockbuster americano lo recensiscono, ma con la stessa cura riservano spazio al film cambogiano in tre copie italiane, al documentario sperimentale, al regista esordiente di Salonicco. Per chi ha gusti curiosi, è una miniera di scoperte.

Non solo un sito: una piccola galassia

Ridurre Sentieri Selvaggi al sito web sarebbe ingiusto. Negli anni si è sviluppato un piccolo ecosistema attorno alla rivista che merita di essere conosciuto:

  • SentieriSelvaggi21st: la rivista cartacea bimestrale, nata nel 2018 per i trent’anni della testata. Approfondimenti, interviste inedite, reportage dai festival. Una scelta controcorrente in un’epoca in cui tutta l’editoria va nella direzione opposta.
  • Scuola di Cinema: attiva dal 1999, propone corsi di critica cinematografica, sceneggiatura, regia e altre discipline. È uno dei pochi casi in Italia in cui una redazione fa anche formazione, e si vede dalla qualità degli autori che ne escono.
  • Ebook ed edizioni: una piccola produzione editoriale che riprende e amplia gli speciali della rivista.
  • Eventi e rassegne: proiezioni, incontri con registi, retrospettive organizzate spesso in collaborazione con cinema indipendenti e festival italiani.

Il sito da un punto di vista pratico

L’interfaccia è quella di una webzine classica, divisa per categorie e con la home aggiornata in continuazione. Funziona bene da desktop, dove la densità di informazioni è gestibile, mentre da mobile la lettura è leggermente meno comoda per via dei molti box laterali. Niente di drammatico, ma non aspettarti l’eleganza minimalista di un Il Post.

Sono presenti banner pubblicitari (la rivista deve pure mantenersi) ma non sono invasivi. La navigazione per categoria è efficace, c’è la ricerca interna, e il legame con i social è curato: i canali YouTube, Instagram e Facebook sono attivi e ricchi di contenuti originali.

Punti di forza

  • Affidabilità storica: 35+ anni di attività, archivio enorme, redazione stabile. Quando cerchi un film del 2003 o del 2024, è probabile che lo abbiano recensito.
  • Copertura festivaliera: pochi siti italiani battono Sentieri Selvaggi sui grandi festival internazionali.
  • Sguardo internazionale: il cinema giapponese, sudcoreano, dell’Europa dell’Est, latinoamericano trova qui spazio.
  • Qualità della scrittura: critica vera, non recensioni-clickbait.
  • Ecosistema completo: chi vuole approfondire trova rivista cartacea, scuola, libri, eventi.

Da sapere prima di iniziare a leggere

  • Lettura impegnativa: gli articoli vanno letti, non scrollati. Il pezzo medio richiede attenzione.
  • Sito denso: la home propone tante cose insieme. Per chi è abituato a interfacce ariose, l’effetto può essere quello del giornale di una volta. È un’estetica, non un difetto, ma è bene saperlo.
  • Pubblicità presente: a differenza di realtà completamente sostenute dai lettori, qui la pubblicità c’è. Resta entro limiti accettabili e non disturba la lettura.

A chi conviene

Sentieri Selvaggi è un sito per cinefili veri o aspiranti tali. Per chi va al cinema più di una volta al mese, segue i festival da casa, vuole capire perché un film funziona o non funziona, ed è disposto a leggere quattromila battute prima di farsi un’opinione. È utile a studenti di scienze della comunicazione e di cinema, a chi lavora nel settore (programmatori di sale, critici, distributori, addetti stampa) e a chi semplicemente del cinema vuole sapere di più.

Per il consumatore casuale che vuole sapere “se il film è bello sì o no” esistono soluzioni più rapide. Sentieri Selvaggi gioca un altro campionato.

Risorse utili

Riassumendo

In un panorama in cui la critica cinematografica è in difficoltà ovunque — sui giornali si è ridotta, sui social è diventata reazione a caldo, sui siti generalisti è spesso un copia-incolla del comunicato stampa — Sentieri Selvaggi tiene il punto da quasi quarant’anni. Sito non perfetto, scrittura non sempre semplice, comunità di nicchia: ma è proprio per questo che vale la pena tenerselo nei preferiti. Quando esce un film che ti incuriosisce, prima di prenotare il biglietto fai un giro qui: la recensione che leggerai ti aiuterà a capire se vale la pena, e magari a vedere il film con occhi diversi.

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